Loading
Perversioni femminili: esistono davvero? E quali sono?

Perversioni femminili: esistono davvero? E quali sono?

Quando si parla di perversioni sessuali, è assai più comune che vengano in mente quelle tipicamente maschili (che sembrano sempre essere di più e in qualche modo più gravi).
Per essere chiari: gli psicologi in genere identificano otto parafilie assai comuni: voyeurismo, esibizionismo, frotteurismo (strusciarsi contro le donne in luoghi affollati), sadismo, masochismo, pedofilia, feticismo e travestitismo. Alcune sono solo oltre il limite generale del normale comportamento sessuale. il che vale a dire che, prese a piccole dosi, possono essere considerate piccanti diversiv, anche dalle compagne.

D'altro canto, Louise J. Kaplan, psicoanalista e scrittrice statunitense, che fu  un'influente studiosa di tematiche legate all'identità di genere, nel suo libro Perversioni Femminili avanzò un'ipotesi forte: le donne non sono mai state considerate perverse perché le loro perversioni non sono state cercate là dove si annidano. La tesi dell'autrice era peraltro semplice: la perversione è un meccanismo che permette di sopravvivere al disagio che la nostra cultura infligge a ogni essere sessuato nel momento in cui lo piega alla schiavitù dei ruoli sessuali e di genere.
Ma le vere parafilie sono comportamenti ripetitivi, rituali, esclusivi. Il soggetto crede siano gli unici con cui gli è possibile eccitarsi. In realtà servono a placare sue ansie inconsce, suscitate da sensazioni di inadeguatezza e insicurezza, derivate spesso da conflitti o traumi che risalgono all'infanzia.

Tuttavia spesso ne esistono di apparentemente minori, quali l'omovestitismo: la donna si veste cioè in modo iperfemminile, per compensare con il potere della seduzione la propria insicurezza. Un fenomeno che all'estremo si trasforma all'esibizione «professionale» del corpo nudo, come nel caso di certe pornostar o spogliarelliste, che cercano di ottenere per questa via l'amore e l'attenzione che non hanno avuto nell'infanzia.
All'altro estremo capo del range viene posto invece (sempre dalla Kaplan) quella delle deviazioni del comportamento materno, quando cioè le madri usano i figli, visti come prolungamento del proprio corpo, per compensare il dolore sofferto da piccole, in parossismo che va dall'eccessiva ansia di controllo fino alla ripetizione sui piccoli degli abusi fisici che si sono subiti.
Va detto che una perversione non è assolutamente una semplice fantasia, per quanto spinta, come ad esempio quella di sognare di fare l'amore con uno sconosciuto, oppure in un posto pubblico, o ancora esser prese con la forza da un uomo, legate, ammanettate, anche percosse a sberle oppure in un rapporto di bondage o SM.
No, il soggetto la cui fantasi adà vita a perversioni è assai più vicino alla patologia e solitamente risponde a queste caratteristiche:

Ha difficoltà a trattenersi nel soddisfare i propri impulsi (personalità orale o sadico/anale freudiana)
Ha costanti difficoltà nel valutare la  discrepanza dei propri atti rispetto alle norme dominanti e insieme nel valutare le conseguenze di questi atti.
I suoi atti procurano danni a se stesso e anche agli altri
È dotata di capacità intellettive nella norma, non è nevrotico, né psicotico.
È recidiva: tende a reiterare le condotte perverse.

Poi, certo, esistono le cosiddette "perversioni minori", quelle banalmente elencate dalle riviste, che vanno dalla
Amartofilia: eccitazione sessuale che deriva dalla convinzione che le azioni che si stanno compiendo o i propri pensieri siano fonte di peccato e di perdizione; 
Anisonogamia: attrazione sessuale verso partner con grande differenza d'età, molto più anziani o molto più giovani. Sul fronte femminile viene definita gerontofilia l'attrazione verso partner maschili vecchi; 
Macrofilia, che è il desiderio sessuale scatenato dall'idea di fare sesso con un uomo molto più grande dal punto di vista fisico, oppure superdotato.
Ma va appunto ricordato che per perversione si intende tutt'altra cosa, e purtroppo in genere collegata a negatività; per chi la pratica  si parla praticamente di malattia. L'essere perverso è un essere malato, che neanche lontanamente ha solamente delle fantasie ma vere e proprie ossessioni da affrontare in campo psicoterapeutico.

Articolo originale su cnlive.it